
La parola « varappe » circola ancora nel linguaggio comune, spesso come sinonimo di arrampicata. I due termini designano però realtà che si sovrappongono senza confondersi del tutto. Uno rimanda a un toponimo svizzero del XIX secolo, l’altro copre uno sport olimpico strutturato in discipline codificate. Comprendere ciò che li separa significa anche misurare quanto il vocabolario dell’arrampicata sia evoluto in un secolo.
Varappe: una parola nata da una gola del Salève, non da un regolamento sportivo
Il termine « varappe » trae la sua origine dalla comba della Varappe, un sito roccioso situato vicino a Ginevra, sul massiccio del Salève. Alla fine del XIX secolo, appassionati di montagna, spesso provenienti dalla borghesia ginevrina, scalavano queste pareti scoscese. Finirono per nominare la loro pratica in base al luogo stesso.
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Prima che la parola « arrampicata » si imponesse nel campo sportivo, « varappe » designava in modo generico l’azione di arrampicare su roccia naturale. Il termine era comune nei racconti di ascensioni in montagna e nei primi club alpini francofoni. Non è mai stato oggetto di una codificazione federale né di una definizione tecnica precisa.
Oggi, alcuni club affiliati alla FFCAM, come quello di Morteau, continuano a utilizzare la parola nei loro registri di corsa. Funziona più come un marcatore identitario e culturale che come una categoria sportiva a sé stante. Per approfondire la differenza tra arrampicata e varappe su Sportsland, il contesto storico rimane il punto di partenza più affidabile.
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Arrampicata: uno sport codificato con discipline olimpiche distinte
L’arrampicata comprende un insieme di pratiche strutturate da federazioni nazionali e internazionali. L’IFSC (Federazione Internazionale di Arrampicata Sportiva) riconosce ufficialmente tre discipline: il boulder, la difficoltà (via) e la velocità. Questi tre formati sono stati integrati nel programma dei Giochi Olimpici estivi del 2024 a Parigi.
Questa strutturazione ha conseguenze dirette sul vocabolario. Nei riferimenti di formazione professionale, appare solo il termine « arrampicata ». Il DEJEPS Arrampicata in ambienti naturali, creato nel 2006 e aggiornato da allora, non menziona mai la parola « varappe ». I diplomi di stato, le certificazioni di accompagnamento e i testi normativi parlano esclusivamente di arrampicata, che la pratica avvenga in sala, su parete o in grande via.
L’ufficializzazione olimpica ha ulteriormente accelerato questa standardizzazione. I media internazionali, gli sponsor e le istanze sportive utilizzano « arrampicata » (o « climbing » in inglese) come termine unico. La varappe, in questo contesto, semplicemente non ha uno status.
Arrampicata in sala o su parete: dove si trova il confine tra i due termini
Uno degli angoli più concreti per distinguere le due parole riguarda l’ambiente di pratica. La varappe, nella sua accezione storica, si limita alla roccia naturale. Evoca un’arrampicata all’aperto, su pareti non attrezzate o debolmente attrezzate, in un contesto montano.
L’arrampicata, al contrario, non conosce questa restrizione. Si pratica:
- In sala, su muri artificiali attrezzati con prese e volumi, con vie classificate e rinnovate regolarmente
- Su parete sportiva, su vie attrezzate con punti di ancoraggio fissi (spit, chiodi), con soste e catena in cima alla via
- In grande via, su itinerari di più lunghezze di corda in montagna, talvolta su terreno d’avventura poco protetto
- In boulder all’aperto, su rocce di bassa altezza, con crash pad e parata, senza corda né imbrago
La varappe corrisponderebbe, in questa griglia, solo a una parte dello spettro: l’arrampicata su roccia naturale, senza l’infrastruttura moderna. Parlare di « varappe in sala » sarebbe un controsenso storico, anche se l’uso familiare lo consente a volte.
Il materiale come rivelatore
L’attrezzatura utilizzata riflette questa differenza di epoca e di contesto. La varappe originaria si praticava con un materiale rudimentale: scarpe alte, corde in canapa, poco o niente imbrago. L’arrampicata contemporanea mobilita scarpette tecniche in gomma ad alta aderenza, imbraghi leggeri, sistemi di assicurazione dinamica, rinvii e, in sala, dispositivi di assicurazione automatica.
Il boulder, disciplina regina in sala, riduce il materiale al minimo indispensabile: scarpette, magnesite e crash pad all’aperto. Questa economia di mezzi non ha nulla a che fare con il disarmo della varappe storica. È il risultato di una scelta sportiva deliberata, orientata verso la difficoltà gestuale su passaggi brevi.

Varappe e arrampicata nel vocabolario comune: un cambiamento che persiste
Nonostante l’assenza di riconoscimento ufficiale, la parola « varappe » rimane viva nella lingua francese. È utilizzata da non praticanti per designare l’arrampicata in generale, spesso con una connotazione di sforzo fisico su roccia. I media generalisti a volte la impiegano come sinonimo, senza distinzione tecnica.
Questo spostamento linguistico crea un’ambiguità che i praticanti regolari percepiscono bene. Per un arrampicatore che si muove in sala su boulder classificato 7A, sentirsi dire che « fa varappe » suona come un disallineamento. Il termine rimanda a un’epoca in cui l’arrampicata non era ancora uno sport a sé stante, ma una componente dell’alpinismo e del trekking in montagna.
I feedback sul campo divergono su questo punto: alcuni arrampicatori rivendicano la parola per attaccamento culturale, altri la considerano obsoleta. La federazione francese della montagna e dell’arrampicata (FFME) non utilizza « varappe » nelle sue comunicazioni ufficiali. Solo il termine « arrampicata » figura nelle regole di organizzazione delle competizioni aggiornate nel 2026.
Una parola che sopravvive per uso, non per norma
La varappe non è né un sottotipo di arrampicata né una disciplina concorrente. È una parola precedente alla strutturazione sportiva dell’arrampicata, che ha conservato una forte carica evocativa. Dice qualcosa della roccia grezza, dello sforzo senza classificazione, della montagna prima delle sale e delle competizioni.
L’arrampicata, invece, ha assorbito e superato ciò che la varappe designava. Copre ora uno spettro che va dal muro di iniziazione per bambini alla finale olimpica di velocità. La varappe è l’antenata, l’arrampicata è lo sport. Le due parole coesistono nella lingua, ma non più nei testi che inquadrano la pratica.